John Taylor
John Taylor è diventato celebre per il suo approccio poco formale e quasi istintivo al piano. Appartiene interamente per anagrafe, cultura e sensibilità, a quella schiera di grandi musicisti europei (Surman e Garbarek su tutti) che hanno calato, immerso il jazz nella luce un po’ crepuscolare della musica europea del 900. Di quegli artisti per i quali Stravinskij o Debussy hanno contato quanto Coltrane. Non è un caso che di lui molti oramai parlino apertamente come dell’erede naturale di Bill Evans, che fu il più “europeo” fra i grandi pianisti jazz nord americani: stessa eleganza, stessa sensibilità “bianca”, stesso lirismo. Né è un caso che fra i musicisti di oltreoceano con i quali Taylor ha collaborato più intensamente ci siano aristocratici sognatori come Lee Konitz o raffinati sperimentatori come Gil Evans. Non è un caso che abbia militato a lungo sotto le insegne discusse dell’ECM, incontrando più e più volte oltre ai citati Surman e Garbarek, anche il lirico trombettista canadese Kenny Wheeler.
Nato a Manchester nel 1942 nei primi anni sessanta suona con piccole orchestre e ascolta soprattutto Oscar Peterson, Bill Evans, Herbie Hankock.
Nel 1964 frequenta l’ambiente jazz di Londra: suona con il quintetto di Alan Skidmore, con l’ottetto di John Surman, con la cantante Norma Winstone che nel 72 diventa sua moglie. Nel 1977 con la Winstone e Kenny Wheeler fonda il trio “Azimuth”.
Successivamente ha collaborato con il quintetto di Jan Garbarek, il quartetto di Aril Andersen e il quartetto di Miroslav Vitous con i quali ha suonato nei principali festival jazz.
Negli anni novanta ha ripreso la collaborazione con John Surman in duo e quartetto (con Chris Laurance e John Marshall).
Ha lavorato intensamente anche con Kenny Wheeler, con il quale, assieme anche alla cantante Norma Winstone ha suonato nel Trio “Azimuth”, una delle espressioni più suggestive di quel modo di fare musica che va sotto il nome di “ECM sound”. Il gruppo, nato nel 1977, è ancora oggi attivo. Da ricordare anche i dischi “italiani” con la voce di Maria Pia de Vito (“Phonè”, “Nel respiro” e “Verso” nel quale interviene anche la chitarra di Ralph Towner).
Notevole il successo ottenuto da “Rosslyn” pubblicato nel 2003, un trio con Joey Baron e quel Marc Johnson che di Evans fu l’ultimo contrabbassista. La dimensione del piano solo è la meno frequentata nella lunghissima carriera di Taylor. Solo tre dischi, l’ultimo dell’estate di quest’anno. Testimonianza di una ricerca che non si ferma.
Fra i suoi progetti più recenti ricordiamo la collaborazione con lo Smith Quartet, un progetto commissionatogli dalla Creative Jazz Orchestra e la partecipazione al Beethoven Fest 2002 di Bonn assieme a Kenny Wheeler.
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