1810-2010 – I grandi anniversari – Chopin e Schumann nel bicentenario della nascita – Concerto del pianista Angelo Guido
1810-2010
I grandi anniversari
Chopin e Schumann nel bicentenario della nascita
Concerto del pianista Angelo Guido
Musiche di Fryderyk Chopin
Cosenza, Teatro Rendano
Venerdì 30 aprile 2010 ore 20.30
Ingresso libero
Con questo ciclo il Conservatorio offre la possibilità di ascoltare dal vivo un’ampia scelta delle pagine pianistiche e della musica da camera scritta da Fryderyk Chopin e Robert Schumann nella prima metà dell’Ottocento.
Gli esecutori sono principalmente docenti dell’Istituto. Tra questi Angelo Guido, protagonista del secondo appuntamento. Venerdì 30 aprile al Rendano alle ore 20. 30 il M° Guido eseguirà al pianoforte le Quattro Ballate, lo Scherzo op. 31 e la Polacca Fantasia op.61 di Chopin. Un programma monografico, di grande impegno per l’esecutore e di sicura presa sul pubblico, dedicato al “poeta” del pianoforte, come è definito il compositore polacco.
Come di consueto per le manifestazioni organizzate dal Conservatorio di Cosenza, l’ingresso è libero.
In allegato Curriculum Angelo Guido
Note di sala a cura di Daniela Piraino
F. Chopin: Le quattro Ballate
Al limite tra quadro e poema, il contenuto delle Ballate di Chopin oltrepassa i limiti della perfezione musicale, dice lo studioso J. Iwaszkiewicz. La loro novità sta nell’essere strettamente strumentali: non fanno rifermento ad alcun testo letterario, infatti. È certo che Chopin rimase colpito, affascinato dalle Ballate letterarie di Mickiewicz nel loro aspetto lirico, epico e fantastico. Su questo costruì la sua musica, non già sui versi. Espressioni di un sentimento personale, sono composizioni in cui sembra “si compendi l’intera personalità di pianista e di compositore di F. Chopin”, sostiene Gastone Belotti. Scritte in un decennio, in piena maturità artistica – dal 1835- le Ballate sono opere considerate “architettoniche” per eccellenza per la loro complessità espressiva, per intensità e valore stilistico.
La Ballata n 1 op. 23 ha un’introduzione lenta, che ricorda vagamente un recitativo, in una tonalità che fa pensare più al la bemolle maggiore che al sol minore, cui segue il primo tema dal carattere narrativo. Il vero soggetto della ballata è il secondo tema, che nelle sue ripetizioni cambia veste divenendo da lirico appassionato, impetuoso, epico. Prima della coda conclusiva viene ripresentato il tema iniziale, che conferisce al brano una struttura ad arco. Di quest’opera Schumann disse che è “una delle più selvagge e caratteristiche mai scritte da Chopin”. L’elaborazione della Ballata n. 2 op. 38 – dedicata a R. Schumann – fu alquanto lunga e travagliata. Probabilmente era già abbozzata ampiamente nel 1836 quando Chopin la eseguì in concerto, ma venne completata definitivamente soltanto nel 1839 e pubblicata nel 1840. Tutti gli autori che si sono occupati delle opere chopiniane sono concordi nell’individuare, per questa Ballata, il poema di Mickiewicz che la avrebbe ispirata: Switez, nome di un piccolo lago lituano vicino a Nowogrodek, nel quale la leggenda narra che le fanciulle della cittadina si sarebbero gettate per sottrarsi alla violenza delle milizie russe assalitrici. Alla prima parte della ballata, popolaresca, narrativa, segue una seconda sezione tumultuosa, quasi a prevedere l’ingresso di un elemento demoniaco nel racconto leggendario. La coda sfrutta come sempre il virtuosismo, la melodia va a infrangersi su un accordo dissonante e sforzato cui segue una pausa di croma e riemerge il tema iniziale, stavolta in la minore. Poche battute che si spengono in un piano, fino al silenzio. Gli appunti iniziali della Ballata n.3 op. 47 furono abbozzati nella seconda metà del 1840, e definitivamente portati a compimento nel 1841. Anche questa ballata si fonda su episodi contrapposti, benché il contrasto risulti meno netto della seconda e si può rintracciare un preciso riferimento letterario- come per l’op. 38- a Switezianka, riscrittura della favola Undine, che attinge alla leggenda popolare russa Rusàlka del barone Friedrich La Motte-Fouquè. Nell’inizio della Ballata op. 47si identificherebbe il “tenero dialogo tra il cacciatore (o viandante) e la misteriosa giovane in riva al lago, mentre il finale rimanderebbe alla loro tragica fine” (M. Pessina). Maurice Bourges la definì “una delle composizioni più complete. La sua flessibile fantasia vi si è espressa con una magnificenza non comune, in un felice concatenarsi di periodi armoniosi e cantabili, calorosamente animati da rara vitalità. È poesia tradotta, superlativamente tradotta, in suoni”.
La Ballata n.4 op. 52 è per Huneker “all’altezza delle più straordinarie concezioni dell’arte; un magnifico poema polifonico di modernità assoluta.”. La mano destra suona nove “sol”sorretti da un abbraccio melodico sussurrato dalla mano sinistra; quasi nove rintocchi propri di un’eco lontana riscaldano l’animo dell’ascoltatore, accompagnandolo con calore appassionato sin dall’inizio verso un turbamento emotivo di dolcissima eloquenza sonora- a cui sarebbe sacrilego e riduttivo affiancare parole- che si effonde per tutta la durata del pezzo. Incredibilmente complessa la coda finale: un turbine sonoro di venticinque battute che procede senza pause in accelerando fino alla fine del brano; l’apoteosi della letteratura pianistica, della tecnica, del carattere e dell’intensità emotiva alberga in queste pagine.
F. Chopin- Scherzo op. 31
È del 1837 la pubblicazione dello Scherzo n.2 op 31 in si bemolle minore, dedicato alla contessa Adele de Fürstenstein, allieva di Chopin. Famosissimo e tra i più eseguiti, lo Scherzo è di difficilissima interpretazione per la ricchezza tematica, per la necessità di una maturità musicale, nonché perizia tecnica ed espressiva notevoli. Von Lenz ricorda che Chopin non era mai soddisfatto dell’esecuzione dell’op. 31 da parte dei suoi allievi: le terzine iniziali sentenziava sempre non essere mai abbastanza interrogative; quella era ritenuta la “chiave di tutta l’opera”. Le caratteristiche dello Scherzo chopiniano sono tutte evidenti, in quest’opera: tema breve e ritmico in apertura seguito da un tema disteso e cantabile; violenti contrasti dinamici. Schumann paragonò questo Scherzo ad un poema di Byron “così traboccante di tenerezza, audacia, amore e disprezzo”. Nella coda la tensione emotiva è esasperata e conclude il pezzo in un clima altamente passionale e drammatico.
F. Chopin: Polacca Fantasia op.61
La Polacca, “poema epico di grande potenza“ secondo Belotti, è un genere che Chopin praticò per quasi quarant’anni e che nacque dal ritmo di un’antica danza d’origine contadina, praticata ancora a fine Ottocento sia in Polonia che nelle feste nobiliari russe. L’evoluzione del carattere della composizione è direttamente proporzionale, in Chopin, alla maturazione della sua produzione artistica e al suo connubio con gli eventi personali e politici dell’epoca. L’op.61appartiene al periodo in cui la composizione chopiniana diviene strumento di reminiscenza e nostalgia. È malinconia. L’idea di danza, pertanto, assume un tono meno spensierato, più lontano dalle peculiarità del genere. Composta nel 1845 e pubblicata un anno più tardi, -con dedica a M. me A. Veyret, amica di Chopin e George Sand,- la Polacca Fantasia rivela una scrittura pianistica grandiosa, di tipo sinfonico. Il doppio titolo è giustificato dalla consapevolezza ormai matura di una produzione lontana dai ritmi e dalle strutture della danza nazionale; solo il titolo Polacca non avrebbe reso, dunque, nel modo giusto. Formalmente, il brano è una sorta di Sonata, seppure con molte anomalie. Nel carattere è da definirsi “ Polacca” in relazione strettamente all’espressività: non più esaltazione della vecchia gloria polacca, non dolore per il presente ma nostalgia, meditazione profonda, nella convinzione politica di un ideale di libertà che Chopin non vedrà realizzarsi. I temi sono più vicini alle Ballate: presentati a mo’ di improvvisazioni, si dissolvono rapidamente. Analizzare il brano è impresa piuttosto ardua: le continue modulazioni instaurano sempre nuovi e cangianti rapporti tonali. Si tratta di un Poema psicologico -sostiene lo studioso Belotti – pienamente espressivo; quasi un compendio di tutto il nuovo interno alla creazione romantica musicale. Il termine Fantasia si addice senz’altro all’architettura del brano: ritmo vario, arditezze armoniche; cromatismo esasperato; ognuno di questi elementi è portato allo stremo. Proprio la difficoltà nell’approccio analitico all’op.61 ha indotto, con ogni probabilità, la critica contemporanea alla severità nei giudizi. Certamente si tratta di un’opera tra le più difficili da interpretare: la sua realizzazione richiede la considerazione di molteplici sfaccettature di uno stesso elemento, esige una capacità interpretativa e una sensibilità che dovranno fondersi nel loro punto più alto. Solo questo potrà rendere il messaggio chopiniano indimenticabile.
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