Doppio Ritratto
Georg Philipp Telemann e Georg Friedrich Haendel (di cui nel 2009 si celebra il il 250°anniversario della morte) vengono accostati in questo concerto non a caso. Oltre ad essere, insieme con Johann Sebastian Bach i dominatori della scena musicale tedesca del primo settecento, essi furono uniti anche da una profonda amicizia, iniziata in età assai giovanile. Racconta Telemann nelle sue memorie dalla mia conoscenza con Handel (aveva allora solo 15 anni), che era già famoso, succhiai così tanto il veleno della musica che quasi misi sottosopra tutte le mie risoluzioni.
Il concerto di questa sera presenta quattro trii per due flauti dolci e basso continuo, opere probabilmente d’occasione nel mare magnum di una sterminata produzione che vide entrambi eccellere nell’opera e nella musica sacra, nonché nei generi del concerto, della sonata e della cantata.
C’è però qualcosa da sottolineare. Innanzitutto che verranno presentate questa sera delle trascrizioni dell’epoca proprio di arie tratte da una delle più famose opere di Haendel, il Rinaldo. L’ abitudine di ridurre per piccoli organici cameristici musiche destinate ad essere eseguite in teatro da organici orchestrali era assai in voga nella Londra del primo settecento ed è comprensibile vista la gran quantità di dilettanti che si dedicava alla musica nelle mura domestiche ed era continuamente alla ricerca delle musiche più alla moda. Qualche parola va spesa anche sulla Triosonata in do maggiore di Telemann che al posto delle tradizionali denominazioni di andamento offre una inedita e curiosa carrellata di eroine dell’antichità.
Questa “stranezza” trova la sua giustificazione nella teoria degli affetti e nel gusto innato di Telemann per il teatro e soprattutto per la sua tendenza, anche nella musica strumentale, di cercare sempre e comunque degli effetti teatrali e di sorpresa. C’è anche da aggiungere che Telemann, uomo dai vasti orizzonti culturali, possedeva una grande cultura umanistica e dunque conosceva perfettamente i modelli letterari a cui si ispirano i movimenti della sonata.
Qualche altro cenno merita la suite per cembalo solo di Haendel delal quale verranno eseguiti quattro movimenti. Haendel fu uno dei massimi virtuosi di strumento a tastiera della sua epoca.
Fu il cardinale Ruspoli, durante il soggiorno romano di haendel nel 1707, a voler far disputare uan sfida che oggi, a pensarci, ha dell’incredibile:
Haendel contro Domenico Scarlatti:
Mainwaring, biografo di Haendel, ci racconta la sfida tra il Sassone e il coetaneo Domenico Scarlatti, figlio del grande Alessandro, che gli ammiratori di Haendel organizzarono in casa Ottoboni. Fu una serata straordinaria dove, due dei più virtuosi cembalisti del tempo, si esibirono in prodezze d’improvvisazione all’organo e al cembalo. Alla fine, i due si divisero equamente gli allori al clavicembalo, mentre Scarlatti riconobbe generosamente la superiorità di Haendel all’organo.
Ma lasciamo raccontare a Mainwaring: “Giacché suonava [Domenico Scarlatti] assai bene il clavicembalo, il cardinale Ruspoli decise di metterlo a confronto con Handel per una gara di abilità. L’esito della prova al clavicembalo è stato variamente riportato. Si dice che alcuni diedero la preferenza a Scarlatti. Ma quando si misero all’organo, non ci fu più alcun dubbio su chi fosse il migliore. Lo stesso Scarlatti riconobbe la superiorità dell’antagonista, confessando candidamente che prima di avere sentito Haendel all’organo non aveva idea delle enormi possibilità di questo strumento. Rimase così impressionato dal suo speciale modo di suonare che lo seguì ovunque in Italia né era mai così felice come quando stava con lui.
[...] Benché mai due esseri umani abbiano attinto a una tale perfezione nel proprio rispettivo strumento, va tuttavia notata l’assoluta diversità del loro modo di suonare. Sembra che il tratto caratteristico di Scarlatti consistesse in una certa eleganza e delicatezza di espressione. Haendel da parte sua sfoggiava una brillantezza ed un controllo delle dita non comuni, ma ciò che lo distingueva da tutti gli altri esecutori dotati delle medesime qualità era quello stupefacente senso pienezza, di forza e di energia col quale egli le vivificava.”
Chiudono il programma altre due sonate in tipico stile barocco.
L’Ensemble barocco del Conservatorio di Cosenza è un’emanazione del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio, fondato nel 2000.
E’ impegnato nella ricerca e nella didattica delle prassi esecutive con strumenti storici, ed ha tenuto in questi anni numerosi concerti in varie formazioni, dal trio all’orchestra, sia in Calabria che fuori regione.
Nel 2002 l’Ensemble si è esibito per il Festival Aurora di Crotone in un programma con Deda Cristina Colonna, ballerina esperta in danze storiche e si è avvalso negli anni delle collaborazioni artistiche e didattiche di celebri specialisti quali gli oboisti Paolo Grazzi e Andrea Mion, il clavicembalista Guido Morini e il trombettista Andrea Di Mario.
Nel gennaio 2008 ha partecipato ad una trasmissione in diretta da Radio Vaticana a Roma, eseguendo importanti opere del barocco francese.
La stessa emittente ha registrato nell’aprile 2008 un concerto tenuto a Paola (CS) presso la Basilica di San Francesco da Paola, in occasione dei festeggiamenti del Centenario: in questa produzione il Conservatorio di Cosenza ha promosso una collaborazione con specialisti provenienti da altri conservatori italiani, dando vita ad un organico di 60 musicisti, al fine di eseguire l’Oratorio di Pasqua di J.S. Bach.
L’Ensemble barocco del Conservatorio di Cosenza ha come cifra costitutiva l’integrazione e il lavoro comune tra studenti e docenti del Dipartimento, secondo una pratica molto diffusa ancora oggi nelle migliori scuole musicali europee. Vi collaborano stabilmente musicisti quali Maurizio Barigione (fagotto barocco), Alessandro Ciccolini (violino barocco), Gioacchino De Padova (viola da gamba), Ugo Di Giovanni (chitarre storiche e liuto), Laura Pontecorvo (flauto traverso barocco), Tommaso Rossi (flauto dolce), tutti docenti nei corsi organizzati dal Dipartimento di Musica Antica.
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