Ufficio Stampa del Conservatorio di Cosenza

Rèmy Myrdhin

Myrdhin Harpenciel

Nato in una famiglia proveniente dalla Cornovaglia, Myrdhin è una delle pietre miliari per la rinascita dell’arpa celtica in Bretagna. Sin dagli anni Settanta si fa applaudire in Francia come in tutta Europa esibendosi in solo, col “Duo Ars Celtica” o con il trio “An Delen Dir”, fino alle ultime esperienze con la chanteuse di fado portoghese Dulce Pontes e quelle targate Peter Gabriel del pluripremiato progetto degli “Afro Celt Sound System” al fianco dell’ ex-Pogues James Mac Nelly e degli africani Kauw Cissokho e N’Faly Kouyaté.
Ispirandosi alle antiche mitologie nordiche e celtiche, da quelle ancestrali indoeuropee a quelle della saga arturiana, Myrdhin (che significa “Merlino”, come il mago), ha composto centinaia di brani per arpa celtica, a volte con l’aggiunta di  sitar indiani o di  strumenti “classici” come organo e violoncello. Musiche dal sapore magico che fondono l’eccezionale tecnica dell’artista con la visione del mondo mistica propria del Druido; risultato: le vibrazioni dello strumento a corde lunghe rievocano atmosfere rarefatte e incantevoli, riprendendo le antiche arie tradizionali per danza bretone  giugono fino al più intimo e segreto sentire dell’uomo.
Ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Fra i tanti:  nel 2000 la nomination a Los Angeles proprio con gli Afro Celt per il premio Grammy Awards (categoria World Music); nel 2002 è stato nominato dal Ministero della Cultura francese “Cavaliere delle Arti e delle Lettere”.
Ha all’attivo decine di album e dal 1984 dirige in Bretagna gli “Incontri Internazionali di Arpa Celtica”, il festival di riferimento europeo per tutti i suonatori e gli appassionati di arpa celtica.

Ludus in Musica – Giornate di studio sul tema musica/gioco

8 febbraio 2010a9 febbraio 2010

Ministero dell’Università e della Ricerca

CONSERVATORIO DI MUSICA

“Stanislao Giacomantonio”

Portapiana – Convento di S. Maria della Grazie –

87100 COSENZA

(0984.76627 20984.29224

www.conservatoriodicosenza.it

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Cosenza, 1 febbraio 2010

Ludus in Musica

Giornate di studio sul tema musica /gioco

con François Delalande

Aula Magna del Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza

8 febbraio 2010 ore 15,30-19,30

9 febbraio 2010 ore   9,30-18,30

Il Miur ha concesso l’esonero dal servizio per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado (Aut. Min. not. Prot. AOODGPER591 del 20/01/2010).

Al Conservatorio di Cosenza i giochi musicali di Delalande

Le relazioni musica/gioco saranno oggetto di approfondimento al Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza i prossimi 8 e 9 febbraio, quando si terranno una tavola rotonda e un seminario, entrambi rivolti a studenti, docenti di ogni ordine e grado, operatori culturali, animatori, anche non in possesso di specifiche competenze musicali.  Ospite di riguardo sarà uno studioso fra i più stimati a livello internazionale: il prof. François Delalande, psico-pedagogista francese di fama mondiale, autore di saggi tradotti in diverse lingue considerati “classici” della pedagogia musicale. Delalande parteciperà alla tavola rotonda lunedì 8 febbraio dalle ore 15,30 alle ore 19,30 e terrà un seminario teorico-pratico martedì 9 febbraio dalle ore 9,30 alle ore 18,30.

L’iniziativa Ludus in Musica ideata dalla prof.ssa Luigia Berti, docente di Pedagogia Musicale al “Giacomantonio”,  gode del patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione, con la concessione dell’esonero dal servizio per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado (Aut. Min. not. Prot. AOODGPER591 del 20/01/2010).

Nella prima giornata, lunedì 8 Febbraio,  dalle ore 15,30 alle ore 19, 30 docenti ed ex studenti della Scuola di Didattica della Musica del Conservatorio cosentino illustreranno studi e ricerche sul tema musica/gioco. In apertura sono programmati i saluti del Direttore del Conservatorio di Cosenza,

M° Giorgio Reda, e del Dirigente dell’Articolazione Territoriale di Cosenza U. S. R. (Ufficio Scolastico Regionale) Calabria, Dott. Luigi Troccoli.  La  prof.ssa Luigia Berti  svolgerà una relazione su “Ludus in Musica, dalla psico-pedagogia alla didattica”; il prof. François Delalande parlerà sul tema “La musica come gioco senso-motorio, simbolico, di regole”. Seguiranno le relazioni di Graziella Spinali, Stefano Amato, Teresa De Luca, Giovanni Battista Romano, Stefania Gualtieri, Emilia Lappano, Giulia Vitelli. Chiuderà il prof. Nicola Pisani, docente di Jazz al Conservatorio di Cosenza, con la relazione dal titolo La realtà improvvisata.

Nella seconda giornata, martedì 9 febbraio dalle ore 9,30 alle ore 18,30, Delalande  condurrà un seminario in cui  alternerà riflessioni teoriche e simulazioni guidate al fine di coniugare teoria e prassi.

Per informazioni consultare il sito www.conservatoriodicosenza.it o inviare e-mail a ludusinmusica@libero.it

Di seguito: curriculum e foto di François Delalande; programma dettagliato di Ludus in Musica

In allegato: brochure con scheda per l’iscrizione e curriculum di François Delalande

Programma dettagliato

1. Prima giornata, Lunedì 8 Febbraio  (15:30–19:30)

Tavola rotonda

Nel pomeriggio di lunedì 8 Febbraio (15:30-19:30) docenti e studenti diplomati della Scuola di Didattica della Musica e del Biennio per la Formazione dei Docenti di strumento musicale del Conservatorio bruzio illustrano studi e ricerche condotti nel corso dell’anno accademico 2008/2009 nei corsi di Pedagogia Musicale sul tema musica/gioco, secondo la seguente scaletta;

  • Saluto del Direttore del Conservatorio di Cosenza, M° Giorgio Reda
  • Saluto del Dirigente dell’Articolazione Territoriale di Cosenza U. S. R. (Ufficio Scolastico Regionale) Calabria, Dott. Luigi Troccoli
  • Prof.ssa Luigia Berti (docente di Pedagogia Musicale, Conservatorio di Cosenza): Ludus in Musica, dalla psico-pedagogia alla didattica
  • Prof. François Delalande (psico-pedagogista della musica): La musica come gioco senso-motorio, simbolico, di regole
  • Graziella Spinali (docente di Pianoforte, Istituto Comprensivo “Rosmini” – Crotone; Istituto Comprensivo “Alcmeone” – Crotone): Il gioco della composizione: un procedimento ri-creativo. Esperienze sonore e manipolazione di oggetti musicali per un approccio allo strumento di tipo ludico ed esplorativo
  • Stefano Amato (docente di Violoncello, Istituto Comprensivo Fagnano Castello – Cosenza): La ludodidattica nell’insegnamento del violoncello nelle scuole secondarie di primo grado
  • Teresa De Luca (docente di Pianoforte, Istituto Comprensivo “Marconi”, Petilia Policastro – Crotone; Istituto Comprensivo “Lamanna”, Mesoraca – Crotone): La lettura a prima vista e la sua forma ludica al pianoforte. Proposte didattiche
  • Giovanni Battista Romano (docente di Pianoforte, Istituto Comprensivo Mandatoriccio): Dalle forme del gioco al gioco delle forme (musicali). Esplorazione, organizzazione e percezione in Játékok di Gyorgy Kurtàg
  • Stefania Gualtieri (docente di Pianoforte, Scuola Media “Murmura”, Vibo Valentia): Ascolto musicale in forma ludica nella terza età. L’animatore professionista e l’ascolto creativo come risorsa per il benessere della persona
  • Emilia Lappano (pianista e didatta, docente di Musica, Liceo della Comunicazione

“M. T. De Vincenti”, Rende – Cosenza): Quando la musica gioca con le parole

  • Giulia Vitelli (pianista e didatta): Oasi della gioia o miraggio? La ludoteca musicale fra teoria e progettualità
  • Prof. Nicola Pisani (docente di Jazz, Conservatorio di Cosenza): La realtà improvvisata

2. Seconda giornata, Martedì 9 Febbraio  (9:30-18:30)

Seminario

Nella giornata di martedì 9 febbraio (9:30-18:30). François Delalande conduce un seminario di carattere teorico-pratico. Alternando riflessioni teoriche e simulazioni guidate al fine di coniugare teoria e prassi, Delalande si richiama alla musica concreta ed approfondisce gli aspetti psico-pedagogici dell’esplorazione, per poi descrivere il processo che conduce dall’esplorazione all’idea musicale. Focalizzando l’attenzione sul ruolo dei ‘dispositivi’, indaga le peculiarità del livello senso-motorio nella pratica strumentale e pone particolare riguardo al concetto di schema corporeo, alle attività coreutiche e al simbolismo del movimento.

Pia Tucci

ufficiostampa@conservatoriodicosenza.it

3385048865

François Delalande

François Delalande (Parigi 1941) è stato, dal 1970 al 2006, uno dei principali animatori del Groupe de Recherches Musicales (Institut National de l’Audiovisuel,  INA, Parigi). Gli ambiti di ricerca e attività in cui lavora sono: analisi della musica  elettroacustica, analisi dell’ascolto, semiologia, teoria dell’analisi; nascita e sviluppo delle condotte musicali nel bambino e implicazioni antropologiche.

In questo secondo ambito è stato uno dei principali artefici, in Francia, di un rinnovamento della pedagogia musicale orientata verso la formazione della prima infanzia. Dal 1971 al 1976 ha partecipato alla costituzione e all’animazione di un gruppo di sperimentazione nelle scuole materne e elementari. Dal 1974 al 1979 ha tenuto regolari trasmissioni radiofoniche facendo conoscere, e conoscersi fra loro, gli educatori e promuovendo una pedagogia della creatività. Dal 1978 ha diretto ricerche sull’esplorazione sonora fra 0 e 3 anni, anche in Italia (vedi http://www.csmdb.it/NidoSonoro/Progetto.htm).
Annovera numerosi inviti all’estero per conferenze, congressi, stages (corsi regolari in Italia, conferenze e stages in Spagna, Grecia, Belgio, Argentina, Canada, Messico).

È autore di numerosi saggi tradotti in diverse lingue e divenuti ormai testi classici della pedagogia musicale (L’enfant du sonore au musicale, La musica è un gioco da bambini, Le condotte musicali). Segue e coordina numerosi progetti educativi sia in Francia che in Italia. Collabora con il Centro Studi “Maurizio Di Benedetto” in qualità di docente di Psicologia della musica presso la Scuola di Animazione Musicale di Lecco. L’esito più recente di tale proficua collaborazione è il saggio La nascita della musica. Esplorazioni sonore nella prima infanzia (Franco Angeli, 2009), nel quale sono documentati e analizzati gli esiti della ricerca longitudinale effettuata dal 2002 al 2005 presso alcuni asili nido di Lecco.

Concerto dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Cosenza

26 gennaio 2010
20:00

Concerto dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Cosenza

Direttore M° Donato Sivo

Musiche di Donizetti, Mozart, Hummel, Verdi

Martedì 26 gennaio 2010  ore 20

Cosenza, Teatro “Rendano”

Ingresso libero

Il Conservatorio di musica “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza prosegue la sua intensa attività offrendo un concerto dell’Orchestra Sinfonica diretta da Donato Sivo.  In programma musiche di Donizetti, Mozart, Hummel, Verdi. L’appuntamento è per martedì 26 gennaio alle ore 20 al Teatro Rendano di Cosenza. L’ingresso è libero.

Si tratta della prima manifestazione esterna del 2010 promossa  dal “Giacomantonio”,  istituto di alta formazione artistica e musicale che quest’anno festeggia  il quarantennale della fondazione.

I sessanta giovani strumentisti diretti dal M° Sivo (pugliese, da tempo docente a Cosenza)  proporranno brani impegnativi e nel contempo di immediata presa sul pubblico. Il programma, infatti, include due Sinfonie appartenenti al  noto repertorio operistico italiano dell’Ottocento, “Nabucco” di Verdi e “Don Pasquale” di Donizetti,  repertorio che l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio non ha mai eseguito in pubblico, essendosi  dedicata finora quasi  esclusivamente al grande sinfonismo tedesco (Beethoven, Brahms ecc.).

Due pezzi  irti di difficoltà tecniche ed espressive,  il  Concerto per flauto e orchestra in sol maggiore di Mozart e  il Concerto per fagotto e orchestra in fa maggiore di Hummel,  avranno come protagonisti due giovani e brillanti solisti,  Roberta Presta al flauto e Mattia Perticaro al fagotto.

Presta e Perticaro,  già avviati alla professione concertistica, sono stati scelti  attraverso  una selezione fra i migliori allievi dei corsi superiori del Conservatorio.

PROGRAMMA:

G. DONIZETTI  Don Pasquale – Sinfonia

W.A. MOZART Concerto per flauto e orchestra in sol maggiore K313

Roberta Presta, flauto

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J. N. HUMMEL Concerto per fagotto e orchestra in fa maggiore

Mattia Perticaro, fagotto

G. VERDI            Nabucco – Sinfonia

ALLEGATI:

CURRICULUM M° Donato Sivo

http://www.ufficiostampaconservatoriocosenza.net/

http://www.quicalabria.it/allegati/orchestra-conservatorio.jpg

http://www.calabriaonline.com/content/admin/uploads/orchestra.jpg

Le strade del paesaggio - Sulle tracce di Alarico | Ensemble di musica antica del Conservatorio di Cosenza

29 dicembre 2009
18:30
 
 
 
Martedì 29 dicembre ore 18:30
Sala degli specchi, Palazzo della Provincia di Cosenza
Le strade del paesaggio - Sulle tracce di Alarico

Ensemble di musica antica del Conservatorio di Cosenza

Giovanni Battista Graziadio e Daniela D’Ambrosio – flauti dolci
Giovanni Marsico – clavicembalo
Giuseppe Miele – violoncello
INGRESSO LIBERO

L’Ensemble di musica antica del Conservatorio di Cosenza -Daniela D’Ambrosio e Giovanni Battista Graziadio flauti dolci, Giuseppe Miele violoncello, Giovanni Marsico clavicembalo -terrà un  concerto martedì 29 dicembre alle ore 18,30. La sede è la Sala degli Specchi del Palazzo della Provincia di Cosenza, ente con cui il Conservatorio “Giacomantonio” intrattiene un proficuo rapporto di collaborazione. Ne sono testimonianza, oltre a quest’ultima manifestazione, che è parte del ciclo “Le strade del paesaggio-Sulle tracce di Alarico”,  le altre tenute con successo  di recente: i tirocini di eccellenza che studenti di livello avanzato del Conservatorio svolgono presso prestigiose istituzioni straniere come l’Opera di Vienna;  il concorso internazionale  per arpa “Marcel Tournier”;  “Faber Musicae” inserito nel programma “Le Nuvole di De André”.
Il concerto dell’Ensemble di musica antica  costituisce  per il “Giacomantonio”  l’ultima manifestazione pubblica in ordine cronologico di un anno che è stato particolarmente ricco di iniziative e di collaborazioni importanti con enti pubblici e privati, sia italiani  che stranieri.
Il programma  include musiche,  composte tra la fine del Cinquecento e la seconda metà del Settecento, tratte dal repertorio tardo rinascimentale (come “Lo ballo dell’intorci“di Antonio Valente) e soprattutto barocco (di Telemann, Purcell, Veracini).
Protagonista è il flauto dolce. Strumento di origini molto antiche, già usato al tempo dei Greci, nel corso dei secoli è rimasto quasi immutato. Insieme a violoncello e clavicembalo, i due flauti dolci  creano un impasto sonoro dal sapore decisamente inattuale. La sonorità delicata e raccolta e la modalità di ascolto che  essa impone, pongono gli ascoltatori in una dimensione  assai diversa da  quella diffusa attualmente, in un’epoca che privilegia le grandi potenze sonore ottenute con amplificazione elettrica.
L’ingresso è libero.

Ensemble Barocco Conservatorio

PROGRAMMA

Giuseppe Baldassare Sammartini (1693 ca-1770)
Sonata II in Fa magg. per 2 flauti dolci e basso continuo
Allegro-Adagio –Allegro

Diogenio Bigaglia (1676 ca-1745 ca)
Sonata in la minore, per flauto dolce soprano e b.c.
Adagio-Allegro-Tempo di Minuetto-Allegro

Georg Philipp Telemann (1681 – 1767)
Trisonata in do maggiore
Grave – Vivace – Andante-Xantippe (Presto)-Lucrezia (Largo)-Clelia (Vivace)-Dido (Triste-Disperato-Triste-Disperato)

Antonio Valente (1520 circa – 1601)
Lo ballo dell’intorcia, per cembalo solo

Dario Castello (1590.ca – 1630.ca)
Sonata Prima, per flauto dolce e b.c.

Henry Purcell (1659 –1695)
Dal Dioclesian, Ciaccona per 2 flauti dolci e b.c.

Francesco Maria Veracini (1690 – 1768)
Sonata VI, per flauto e b.c.

Giuseppe Baldassare Sammartini
Sonata VI in Re min per 2 flauti dolci e b.c.
Adagio – Allegro – Largo – Allegro

Ensemble  di musica antica del  Conservatorio di Cosenza
Flauti dolci: Daniela D’Ambrosio e Giovanni Battista Graziadio.
Violoncello
: Giuseppe Miele
Clavicembalo: Giovanni Marsico

L’Ensemble di musica antica del Conservatorio di Cosenza -Daniela D’Ambrosio e Giovanni Battista Graziadio flauti dolci, Giuseppe Miele violoncello, Giovanni Marsico clavicembalo -terrà un concerto martedì 29 dicembre alle ore 18,30. La sede è la Sala degli Specchi del Palazzo della Provincia di Cosenza, ente con cui il Conservatorio “Giacomantonio” intrattiene un proficuo rapporto di collaborazione. Ne sono testimonianza, oltre a quest’ultima manifestazione, che è parte del ciclo “Le strade del paesaggio-Sulle tracce di Alarico”, le altre tenute con successo di recente: i tirocini di eccellenza che studenti di livello avanzato del Conservatorio svolgono presso prestigiose istituzioni straniere come l’Opera di Vienna; il concorso internazionale per arpa “Marcel Tournier”; “Faber Musicae” inserito nel programma “Le Nuvole di De André”.

Il concerto dell’Ensemble di musica antica costituisce per il “Giacomantonio” l’ultima manifestazione pubblica in ordine cronologico di un anno che è stato particolarmente ricco di iniziative e di collaborazioni importanti con enti pubblici e privati, sia italiani che stranieri.

Il programma include musiche, composte tra la fine del Cinquecento e la seconda metà del Settecento, tratte dal repertorio tardo rinascimentale (come “Lo ballo dell’intorci“di Antonio Valente) e soprattutto barocco (di Telemann, Purcell, Veracini).

Protagonista è il flauto dolce. Strumento di origini molto antiche, già usato al tempo dei Greci, nel corso dei secoli è rimasto quasi immutato. Insieme a violoncello e clavicembalo, i due flauti dolci creano un impasto sonoro dal sapore decisamente inattuale. La sonorità delicata e raccolta e la modalità di ascolto che essa impone, pongono gli ascoltatori in una dimensione assai diversa da quella diffusa attualmente, in un’epoca che privilegia le grandi potenze sonore ottenute con amplificazione elettrica.

L’ingresso è libero.

Segue: foto; programma dettagliato.

PROGRAMMA

Giuseppe Baldassare Sammartini (1693 ca-1770)

Sonata II in Fa magg. per 2 flauti dolci e basso continuo

Allegro-Adagio –Allegro

Diogenio Bigaglia (1676 ca-1745 ca)

Sonata in la minore, per flauto dolce soprano e b.c.

Adagio-Allegro-Tempo di Minuetto-Allegro

Georg Philipp Telemann (1681 – 1767)

Trisonata in do maggiore

Grave – Vivace – Andante-Xantippe (Presto)-Lucrezia (Largo)-Clelia (Vivace)-Dido (Triste-Disperato-Triste-Disperato)

Antonio Valente (1520 circa – 1601)

Lo ballo dell’intorcia, per cembalo solo

Dario Castello (1590.ca – 1630.ca)

Sonata Prima, per flauto dolce e b.c.

Henry Purcell (16591695)

Dal Dioclesian, Ciaccona per 2 flauti dolci e b.c.

Francesco Maria Veracini (1690 – 1768)

Sonata VI, per flauto e b.c.

Giuseppe Baldassare Sammartini

Sonata VI in Re min per 2 flauti dolci e b.c.

Adagio – Allegro – Largo – Allegro

Ensemble di musica antica del Conservatorio di Cosenza

Flauti dolci: Daniela D’Ambrosio e Giovanni Battista Graziadio.

Violoncello: Giuseppe Miele

Clavicembalo: Giovanni Marsico

Quasi Uguali a Cosenza

19 dicembre 2009

 

 

Sabato 19 dicembre, alle 12.30, presso la Sede del Cidi (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Cosenza in Corso Umberto n.14, si terrà la Conferenza Stampa relativa al progetto “Quasi Uguali”, che coinvolge sul problema dell’immigrazione trecento allievi delle scuole di Cosenza e Provincia.

Saranno presenti:
  • Domenico Cersosimo, Vice Presidente della Giunta Regionale della Calabria e Assessore Regionale alla Cultura, Istruzione e Ricerca
  • Assunta Morrone, Presidente del Cidi (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Cosenza
  • Francesco De Filippo, autore di “Quasi Uguali”, Mondadori Editore
  • Giorgio Reda, Direttore del Conservatorio di Musica “S. Giacomantonio”di Cosenza
  • Maria Luisa Bigai, Docente del Conservatorio di Musica “S. Giacomantonio” di Cosenza
  • Lindara Nobre Costa, dell’Associazione Baobab
  • Pino Sassano, della Libreria Mondadori di Cosenza

L’iniziativa “Quasi Uguali” – promossa dal Cidi di Cosenza in partnership con il Conservatorio di Musica “S. Giacomantonio”, della Libreria Mondadori di Cosenza, dell’Associazione di Volontariato Baobab, e sostenuta dalla Regione Calabria (Assessorato alla Cultura, Istruzione e Ricerca), intende affrontare le problematiche dell’immigrazionenel territorio della provincia di Cosenza, in un’ottica di condivisione pubblica delle specifiche storie personali degli stessi migranti.

Trecento ragazzi, allievi di dieci scuole medie del territorio, guidati da un gruppo di venti docenti,  si confrontano con la “questione” immigrazione partendo dalla lettura del testo del giornalista e scrittore Francesco De Filippo, “Quasi Uguali – Storie di immigrazione”, Mondadori Editore.

Le attività, in atto dall’inizio dell’anno scolastico, culmineranno a febbraio in un IncontroConcerto dell’Ensable Multietnico composto da musicisti del Conservatorio di Cosenza e musicisti immigrati.

Il tema

L’iniziativa  affronta la presenza degli immigrati nel territorio della provincia di Cosenza, in un’ottica di condivisione pubblica delle loro specifiche storie personali.

Lo scopo è quello di valorizzarne le esperienze attraverso la narrazione del loro vissuto, con particolare riferimento agli eventi che ne hanno determinato le scelte, a quanto avvenuto durante il viaggio e – soprattutto – all’attuale situazione di inserimento nella nostra comunità.

L’obiettivo

L’obiettivo è colpire il “comune sentire” dei cittadini con i racconti dei protagonisti, muovendo da sentimenti che, pur nelle differenze culturali, accumunano le diverse etnie e ne tracciano le identità.  Identità che, rese evidenti e capaci di  interagire socialmente, possono trasformare il “problema” dell’immigrazione  – ancorché ineluttabile – in “risorsa” preziosa per il territorio.

Organizzazione

Ente promotore: Cidi (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Cosenza.

Enti coinvolti: Cidi di Cosenza, Conservatorio di Musica “S. Giacomantonio”  di Cosenza, Libreria Mondadori di Cosenza, 10 scuole medie (5 inferiori e 5 superiori) della Provincia di Cosenza, Associazione di Volontariato Baobab di Cosenza.

Patrocinio e sostegno della Regione Calabria, Assessorato alla Cultura, Istruzione e Ricerca

Protagonisti, Metodo e Tempi

L’iniziativa tende a coinvolgere i cittadini del territorio della Provincia di Cosenza partendo dagli allievi delle Scuole Medie che, nella maggior parte dei casi, convivono in classe con compagni immigrati.

Sono interessate direttamente: 10 scuole medie (5 inferiori e 5 superiori), 20 docenti, 300 allievi.

L’attività prevede:

a) all’inizio dell’anno scolastico, l’individuazione dei docenti referenti per ogni scuola e dei trecento allievi a cui verrà distribuito il testo di riferimento (F. De Filippo, “Quasi Uguali” , Mondadori) che raccoglie le storie oggetto dell’iniziativa, nonché le prime attività di sensibilizzazione al tema;

b) entro dicembre, la distribuzione gratuita del libro ai ragazzi e la lettura guidata delle storie, che continua autonomamente nelle feste di Natale;

c) a gennaio la fine della lettura e la discussione nelle scuole dei temi sollecitati dal libro, anche in dibattiti aperti al pubblico e agli immigrati

d) a febbraio l’IncontroConcerto pubblico dell’Ensamble Multietnico del Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza che, con strumentisti “reclutati” tra gli immigrati, presenterà un lavoro originale sul tema.

Nel periodo, ogni scuola sarà libera di inserire l’iniziativa all’interno di suoi eventuali specifici percorsi progettuali, arricchendola con autonomi interventi didattici programmati anche per il restante anno scolastico.

La “Musica sull’acqua” del Conservatorio

18 dicembre 2009
18:30
19 dicembre 2009
18:30

La “Musica sull’acqua” del Conservatorio

CONCERTI DELL’ORCHESTRA SINFONICA DEL CONSERVATORIO DI COSENZA

DIRETTORE M° DONATO SIVO

MUSICHE DI HÄNDEL

  • CROTONE, AULA MAGNA ISTITUTO S.PERTINI, 18 DICEMBRE ORE 18,30
  • PAOLA, BASILICA SAN FRANCESCO, 19 DICEMBRE  ORE 18,30

INGRESSO LIBERO

Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Cosenza - Direttore M° Donato Sivo

L’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di musica “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, diretta come di consueto dal Maestro Donato Sivo,  ha in programma due concerti.  Giovedì 18 dicembre  alle ore 18,30 si esibirà a Crotone, nell’ Aula Magna dell’Istituto “Sandro Pertini”, in occasione del Festival del mare a cura della Fondazione Odyssea.

Il giorno seguente, venerdì 19 dicembre alle ore 18,30,  sarà a Paola, presso la Basilica di San Francesco, arricchendo il calendario degli eventi natalizi a cura dell’Amministrazione Comunale, con cui il Conservatorio cosentino ha stretto una convenzione triennale.

L’ingresso per ambedue gli eventi è libero.

Dopo aver eseguito di recente Brahms e Prokofiev, l’Orchestra dimostra la sua duttilità sia  per quanto riguarda l’organico,  passando da settanta a ventisei elementi,  sia per quanto riguarda il repertorio. Il gruppo strumentale, infatti, nei due concerti del 18 e 19 dicembre si porta cronologicamente indietro, fino all’età barocca. In programma un solo corposo brano, “Musica sull’acqua”  (Water Music) di Georg Friedrich Händel. Si dice che il compositore l’abbia scritto fra il 1715 e il 1717 per allietare uno o più diporti fluviali del re Giorgio I,  forse per ingraziarselo e farsi perdonare un’inadempienza contrattuale. Pare che il monarca,  ascoltandolo durante la gita sul Tamigi, ne sia rimasto entusiasta tanto da chiedere di riascoltarlo tre volte.

L’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Cosenza, composta da allievi dei corsi superiori,  ex allievi e alcuni docenti, pur non prevedendo gli strumenti originali barocchi ha dedicato un’attenzione particolare all’interpretazione della “Musica sull’acqua”.   Il pezzo è  di immediata comunicativa,  è scritto per stupire e divertire con cambi repentini di tempo e passaggi di grande virtuosismo strumentale che lo rendono assai gradito anche agli ascoltatori di oggi.

Link al Curriculum del M° Donato Sivo, Direttore dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Cosenza

CURRICULUM DI DONATO SIVO

CURRICULUM DI DONATO SIVO

Nato a Bari nel 1963, ha conseguito il Diploma di Direzione d’Orchestra con Giovanni Pelliccia presso il Conservatorio Duni di Matera con il massimo dei voti, il diploma di Musica Corale e Direzione di Coro con G. Panariello presso il Conservatorio di Avellino, il Diploma in Pianoforte con H. Pell presso il Conservatorio di Bari, il diploma di compimento medio di composizione con G. Gigante ed il Diploma di Direzione d’Orchestra con D. Renzetti, presso l’Accademia Musicale Pescarese e, al “Wiener Meisterkurse fur Musik” con J.Kalmar a Vienna,

Ha seguito corsi di perfezionamento in Direzione d’Orchestra tenuti dai Maestri: G. Kuhn, N. H. Samale, Duarte e ha diretto diverse orchestre (Orchestra della Provincia di Bari e di Lecce, Orchestra Sinfonica di Lugano, Orchestra Sinfonica “Mario Gusella” di Pescara ecc.), riscuotendo calorosi consensi sia  di pubblico che di critica.

Nel 1996 è stato vincitore di una borsa di studio al corso triennale di qualificazione professionale per Direttori di Coro della Regione Toscana ed Unione Europea sotto la guida di docenti di fama internazionale tra cui: Renè Clemencic,  Gary Graden,  Roberto Gabbiani ecc.

Nel novembre 1997  ha vinto il secondo premio ( primo non assegnato), dirigendo il Coro Orffea  al  XIV Concorso Polifonico Nazionale “Guido D’Arezzo”, oltre al premio F.E.N.I.A.R.C.O.  quale miglior coro dell’intero concorso. Presidente di Giuria M° Romano Gandolfi.(gia’ maestro del coro della scala)

Dal 1998 che collabora stabilmente con  Diego Fasolis, Direttore del Coro della Radio Svizzera Italiana: Johannes Passion e  Integrale dei Mottetti di J.S.Bach;  Christus di Mendelssohn;  Membra Jesu Nostri di Dietrich Buxtehude; Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi, Messiah di G. F. Haendel, incidendo per la casa discografica ARTS.

Nel 2003 partecipando al III concorso Nazionale Di Cori Polifonici in Benevento, la Giuria  ha confermato, per il secondo anno consecutivo, un premio speciale per la Miglior Direzione ricevendo la medaglia del Presidente della Repubblica e il III premio con il Coro Orffea.

Come Maestro del coro ha collaborato con direttori d’orchestra quali: Donato Renzetti, Luis Bacalov, Bruno Aprea, ecc..

Nelle stagioni  liriche del 2000 e 2002, del Teatro Petruzzelli di Bari, è stato nominato Maestro del Coro nelle seguenti opere: La Traviata di Giuseppe Verdi, Così fan tutte di W.A. Mozart, Madama Butterfly di Puccini; negli anni 04/05 nella stagione lirica del Teatro Politeama greco di Lecce nelle opere: Il Turco in Italia con la regia di Pizzi, Andrea Chenier, La Cenerentola. A dicembre 04 il coro “Città di Taranto” nella stagione lirica di Taranto (direzione  artistica Martinucci), nelle opere Cavalleria Rusticana e Pagliacci.

Nella stagione lirica del 2006-07, della Fondazione lirico-sinfonico “Teatro Petruzzelli e Teatri di Bari”, è stato nominato altro Maestro del Coro nelle seguenti opere: Vedova Allegra, Cappello di Paglia di Firenze, Tosca, Attila e IX Sinfonia di Beethoven .

E’ titolare della cattedra di Esercitazioni Orchestrali presso il Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza e nel 2007 è stato nominato Direttore Artistico del Festival dell’Aurora, giunto alla sua undicesima edizione.

Borsa di Studio “Nuccio Imbroinise” ed. 2009

17 dicembre 2009

Borsa di studio
“Nuccio Imbroinise”
Concorso riservato ai clarinettisti calabresi
Aula Magna del Conservatorio
17 dicembre 2009
Ingresso libero

Locandina Concorso Clarinetto Nuccio Imbroinise

Si terrà giovedì 17 dicembre nell’Aula Magna del Conservatorio il Concorso intitolato a Nuccio Imbroinise, clarinettista di Paola diplomato al Conservatorio “Giacomantonio”, studente universitario, scomparso tragicamente mentre si stava recando a tenere un concerto.
L’istituto musicale in cui Imbroinise si formò lo ricorda attraverso una Borsa di studio. Il bando era riservato ai clarinettisti iscritti nei Conservatori e negli Istituti pareggiati della Calabria. Si sono iscritti 12 musicisti- i più giovani hanno 17 anni- che saranno esaminati da una giuria qualificata il cui presidente è Bruno Di Girolamo, concertista e docente al Conservatorio di Santa Cecilia.
Il primo classificato riceverà 500 euro, agli altri andranno attestati di merito e di partecipazione.
I concorrenti si esibiranno giorno 17 dicembre dalle ore 9 alle ore 15. Dalle ore 19 è previsto il concerto dei finalisti e, a seguire, la premiazione. La prova finale comprende, come pezzo d’obbligo, le Variazioni in do per clarinetto e piccola orchestra di Rossini, brano che sarà eseguito da ciascun finalista insieme al Coro di Clarinetti del Conservatorio di Cosenza, ensemble strumentale (composto da una ventina di elementi) di cui Nuccio Imbroinise fu co-fondatore. L’ingresso è libero.

Pia Tucci
ufficiostampa@conservatoriodicosenza.it
3385048865

Le arti del suono – Cosenza, Palazzo Arnone 9-11 dicembre 2009

9 dicembre 2009 18:00a11 dicembre 2009 18:00

Le arti del suono – Cosenza, Palazzo Arnone 9-11 dicembre 2009

9 dicembre             ore 18  Presentazione della rivista Le arti del suono e concerto di

musica elettroacustica

10 dicembre ore 18  Il Sogno di Pan

11 dicembre ore 18  Man Ray Movies

INGRESSO LIBERO

S’intitola “Le arti del suono” l’ampia manifestazione dedicata alla musica contemporanea che, dopo una prima parte svoltasi a Napoli, proseguirà dal 9 all’11 dicembre a Cosenza presso la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone.

L’iniziativa  si deve all’Associazione Dissonanzen di Napoli e all’Associazione Microcosmos di Cosenza, in collaborazione con il Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, con il sostegno della Banca Carime e dell’Istituto Banco di Napoli-Fondazione.

Il tentativo è stabilire nessi fecondi tra quanto si svolge nell’ambito della musica e dei linguaggi musicali contemporanei  nelle città di Napoli e di Cosenza.  Per questo si assumono come punto di partenza le attività ormai consolidate dell’associazione Dissonanzen  con i musicisti dell’Ensemble omonimo, e l’attività didattica e di produzione che si svolgono nei  due Conservatori  coinvolti, principalmente nei corsi di Composizione e di  Musica elettronica. Questi ultimi  vantano docenti di fama internazionale quali Agostino Di Scipio a Napoli e Francesco Galante a Cosenza.

La rassegna si aprirà il 9 dicembre alle ore  18 con la presentazione della rivista “Le arti del suono” diretta da Agostino Di Scipio e pubblicata dalle Edizioni Orizzonti Meridionali di Cosenza. Alla presentazione prenderanno parte, oltre al direttore Di Scipio (compositore e docente del Conservatorio di Napoli), Franco Alimena (editore), Fabio De Chirico (Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria), Giorgio Reda (Direttore del Conservatorio di Cosenza), Francesco Galante  e Ivano Morrone (compositori e docenti del Conservatorio di Cosenza), Daniela Tortora (compositrice e docente  del Conservatorio di Napoli). Modererà Gianni Trovalusci della Federazione Cemat.

Seguirà un concerto di musica elettroacustica. Tommaso Rossi (flauto) e Daniel Josè Cirigliano (clarinetto) eseguiranno musiche di Bruno Maderna, Massimo Palermo, Francesco Galante, Stefano Silvestri e Denis Smalley.

Il secondo appuntamento,  fissato per il 10 dicembre alle ore 18,  è intitolato “Il Sogno di Pan”. Si tratta di un percorso storico-musicale che ha come oggetto i flauti dolci e traversi. Partendo dal repertorio rinascimentale, l’ascoltatore sarà invitato a confrontarsi con le nuove sperimentazioni elettroniche che utilizzano i flauti. In particolare verrà presentato uno storico lavoro di Bruno Maderna, “Continuo”, dedicato al grande flautista Severino Gazzelloni. Il brano utilizza in chiave creativa frammenti registrati dallo stesso Gazzelloni.

Sarà proposta, inoltre,  “Flowte”, una  recente composizione di Vincenzo Giulio Gualtieri che ricrea artificialmente le sonorità di un Consort rinascimentale. Il concerto vedrà anche la partecipazione di alcuni allievi della classe di flauto traverso del Conservatorio di Cosenza, impegnati  nell’esecuzione per soli flauti di “Serenata per un satellite” di Bruno Maderna.

Man Ray Movies è il titolo dato all’appuntamento conclusivo,  programmato per l’11 dicembre alle ore 18. La sonorizzazione di alcuni film dadaisti di Man Ray (“Le retour à la raion”, “L’etoile de mer”, “Emak Bakia”)  sarà realizzata dall’Ensemble Dissonanzen di Napoli. Il  progetto,  ben collaudato poiché  risale al 2002,  è stato richiesto dalle direzioni artistiche di diverse stagioni concertistiche e  prossimamente sarà ospitato a Torino, nell’ambito del Festival Est-Ovest, e a Modena  nel cartellone degli Amici della Musica.

Man Ray Movies vuole essere un commento sonoro libero che, partendo da alcuni originali pianistici di Erik Satie eseguiti da Ciro Longobardi al pianoforte, si sviluppa attraverso l’uso dell’elettronica, nonché dell’improvvisazione da parte di flauto, tromba, chitarra elettrica e dello stesso pianoforte.

Il concerto, ironico omaggio al ruolo storico delle avanguardie artistiche che costituiscono un imprescindibile riferimento per l’artista di oggi, vuole anche introdurre la dimensione della multimedialità nella moderna fruizione musicale contemporanea, tema per altro affrontato proprio dalla rivista “Le arti del suono”.

L’ingresso libero per tutte le serate.

Pia Tucci

ufficiostampa@conservatoriodicosenza.it

3385048865

9 dicembre            ore 18

LE ARTI DEL SUONO

Presentazione della rivista “Le arti del suono”

Franco Alimena, Edizioni Orizzonti Meridionali

Fabio De Chirico, Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria

Giorgio Reda, Direttore del Conservatorio “S.Giacomantonio” di Cosenza

Agostino Di Scipio Conservatorio “San Pietro a Majella di Napoli”

Francesco Galante Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza

Ivano Morrone, Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza

Daniela Tortora, Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli

modera

Gianni Trovalusci, Federeazione Cemat

a seguire

CONCERTO ELETTROACUSTICO

Bruno Maderna (1920-1973)

Musica su due dimensioni (1958)

Francesco Galante (1956)

Resilienza (2005-07)-Acusmatico

Stefano Silvestri (1984)

Studio sonoro n.1 (2007)-Acusmatico

Massimo Palermo

Collisioni-Acusmatico

Denis Smalley (1946)
Clarinet threads (1985)
for amplified clarinet and tape

Tommaso Rossi, flauto

Daniel Josè Cirigliano, clarinetto

Agostino Di Scipio, Francesco Galante, Ivano Morrone, regia del suono

Musica su due dimensioni è ormai un classico e proprio per questo ci è sembrato giusto inserirlo in un programma musicale che sia posto a chiusura della presentazione di uno strumento editoriale che guarda anche, tra le altre cose, alla storia della musica elettronica. Composto nel 1958 nello studio di Fonologia della RAI di Milano (e preparato anche con la complicità di Severino Gazzelloni) questo lavoro è basato su un progetto di qualche anno precedente, per il quale il compositore non aveva trovato collaborazione nei responsabili dello Studio für elektronische Musik della WDR di Colonia, in quegli anni concentrati, come si sa su un maggiore “purismo” elettronico.

Il termine Resilienza che dà il titolo al pezzo di Francesco Galante, in realtà definisce un ciclo di progetti musicali partito all’inizio del 2005 e che andrà avanti nel tempo.

La Resilienza assume molti significati di estremo interesse.  In particolare, in Ingegneria e in Fisica si definisce con tale termine la resistenza alla frantumazione che oppongono i materiali se sottoposti a sollecitazioni estreme. Ma altri sono i contesti scientifici e sociali nei quali questa nozione si va diffondendo, per cui essa può guidare e suggerire ipotesi e suggestioni al comporre musicale elettronico. In tal senso essa è stata in parte utilizzata sul piano interno dei suoni                              (disintegrazione e assemblaggio ) ma soprattutto questa suggestione agisce sul piano della percezione dell’oggetto musicale nel suo divenire temporale; risiede nell’idea di costruzione di un movimento formale e del suo ascolto attraverso il continuo forzare una struttura di suoni e di segni sonori dentro un continuum sintattico, fino ad un possibile punto di frantumazione delle sue possibilità di informazione.  Questo mi ha portato a ottenere sovrapposizioni, contrasti e scontri, potremmo dire, tra blocchi di suono e dentro la stessa materia sonora caricata nel tempo di una sempre più alta energia spettrale.

Questo divenire temporale è segnato da suoni impulso, ovvero “suoni-archetipo” che rimandano alla pietra, al metallo, al legno o alla corda, i quali innescano i processi  sonori e contribuiscono alla loro dinamizzazione.

Lo Studio sonoro di Stefano Silvestri, scritto nel 2007, è un brano quadrifonico interamente realizzato al computer (mediante il linguaggio di programmazione Csound), nel quale un sottile contrappunto di scarne figure micro-ritmiche assume nel tempo colori diversi, e vari gradi di densità e presenza che sollecitano in modo caratteristico le riflessioni della sala in cui il concerto a luogo.

Collisioni di Massimo Palermo è il risultato di una serie di riflessioni elaborate in seno al corso di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio di Cosenza.

Il punto di partenza e principio generatore è la formula implementata da Stephen McAdams sul finire degli anni ‘70, per lo studio del fenomeno della fusione timbrica; questa formula ha trovato ben presto applicazione e terreno fertile anche nell’ambito della composizione elettroacustica, poiché offre la possibilità di realizzare dei timbri in sintesi additiva, di natura armonica e non armonica, in modo estremamente agile e potente. L’ipotesi sui cui si è lavorato è stata quella di estendere le possibilità della formula, applicando dei meccanismi di dinamizzazione dello spettro secondo una serie di comportamenti predefiniti.

Questi materiali sono messi a disposizione di uno sviluppo formale in cui le “collisioni soniche” sono organizzate con gesti sonori di varia natura, che obbediscono hai parametri di velocità e densità; scontri tra fasce sonore, dialoghi (a)simmetrici tra elementi dal sapore asciutto e definito, strutture a grappolo contrapposte ad evoluzioni di glissandi con movimento indefinito fino ad arrivare ad agglomerati magmatici squarciati da schegge dal movimento caotico.

Il titolo del pezzo di Smalley, Clarinet threads, rispecchia il rapporto tra strumento acustico e supporto elettroacustico. Il clarinetto produce una ampia varietà di suoni – rumori di chiave, soffi d’aria, intonazioni non definite, note molto alte, multifonici. A questa ricca qualità sonora corrisponde una texture elettroacustica che a volte si fonde con il suono dello strumento, altre volte ne permette l’emergere in termini solistici. Oltre ad inserire la scrittura per la parte acustica in una prassi compositiva di “tradizione”, l’autore ricorre ad un mondo sonoro derivato dagli eventi naturali, quali ad esempio i rumori prodotti dal vento e dall’acqua.

10 dicembre ore 18

IL SOGNO DI PAN

Claude Debussy (1862-1918)

Syrinx (1913)

Gianluigi Durando, flauto

Vincenzo Galilei (1520-1591)

Ricercata V

Bruno Maderna (1920-1973)

Dialodia (1971)

Maki Ishii (1936)

Black intention (1975)

Giovanni Battista Graziadio, flauti dolci

Antonino Chiaramonte

Riflessioni   (2006)
per suoni di flauto (flauto in do, flauto in sol, flauto basso e shakuhachi) elaborati al computer
Campioni di flauto: Gianni Trovalusci, Antonino Chiaramonte
Produzione: AuraMaris Studio ­ Roma

John Cage (1912-1992)

Three pieces for flute duet (1935)

I Allegro giocoso

II Andante cantabile

III Grave adagio

Vincenzo [Giulio] Gualtieri (1965)

Flowte (2003)

per flauto dolce basso, flauto dolce tenore, flauto dolce contralto, flauto dolce soprano ed elettronica.

Tommaso Rossi, flauti dolci

Bruno Maderna

Serenata per un satellite (1969)

Ensemble di flauti dolci e traversi del Conservatorio di Cosenza

Gianluigi Durando, Antonia De Zarlo, Anna Piro e Paola Troiano, flauti

Tommaso Rossi, flauto dolce e traverso

Giovan Battista Graziadio, flauto dolce

Il 1913 è l’anno di Syrinx, l’affascinante quanto essenziale composizione di Claude Debussy per flauto solo, che secondo alcuni, segna il magico inizio dell’avventura del flauto contemporaneo.

Il flauto (e questo discorso non vale solo per  quello traverso ma anche per il suo “cugino” flauto dolce), è uno strumento ritornato assai di moda proprio negli ultimi cento anni, dopo il lungo oblio ottocentesco. Il suo suono plastico ed espressivo ma anche le sue risorse timbriche legate al soffio lo hanno reso straordinario compagno di viaggio di tutti i grandi compositori del XX secolo.

Per quanto riguarda il flauto traverso è stata probabilmente la straordinaria figura di virtuoso di Severino Gazzelloni a rappresentare il maggiore ispiratore di gran parte della produzione del secondo dopoguerra fino agli anni ’70 compresi, mentre per il flauto dolce si deve a Frans Bruggen il merito di aver sensibilizzato per primo i compositori sulle potenzialità espressive del suo strumento. Il timbro del flauto è anche assai adatto ad essere sfruttato in combinazione con il suono elettronico, addirittura spesso come punto di partenza “concreto” di moltissime composizioni elettroniche.

Il concerto di questa sera vuole essere un piccolo esempio di tutto questo: come l’arcano e remoto suono del flauto di Pan abbia potuto generare, nel tempo, un altro suono e nuovi approdi musicali: un “sogno” divenuto realtà….

Se non è casuale l’inserimento nel programma della Ricercata V di Vincenzo Galilei, spirito innovatore che pure guardò al passato (alla musica greca, in particolare) come territorio di ispirazione per una nuova teoria musicale, così la incompiuta Dialodia di Maderna omaggia, con gli occhi emozionati del grande compositore moderno, le forme di contrappunto antico, a cui il musicista veneziano, erede di una tradizione secolare, non poteva non guardare con appassionato stupore. Allo stesso modo, seppur da un altro punto di vista, la musica del giapponese Maki Ishii rappresenta una sorta di resoconto della sensibilità musicale del Giappone arcaico, rivisitato alla luce dei linguaggi musicali contemporanei dell’occidente industrializzato. Eppure, (e questo potrà ad alcuni sembrare persino un paradosso) è proprio nel rapporto con il mezzo elettronico e tecnologico, che gli arcaismi del flauto vengono più in evidenza: passato lontano e futuro prossimo si legano in uno stralunato quanto coerente abbraccio. Ad esempio in Riflessioni di Antonino Chiaramonte, i suoni soffiati del flauto, rapidi come sciabolate improvvise, imprimono immediatamente al brano un ductus temporale intenso, “saturo” che non sembra conoscere pause e silenzi: insomma un tempo “pieno”, rettilineo, non ambiguo. Ma dopo i due minuti iniziali una estesa fascia sonora piatta e schiacciata se su stessa gela improvvisamente la partitura temporale introducendo la sensazione di un tempo irregolare, che ricade continuamente nel vuoto, nell’assenza, nella immobilità. Successivamente i parametri sonori tendono a farsi sempre più intensi e portano ad una sorta di lungo crescendo in cui il volume e lo spessore del suono crescono senza sosta: uno scarto sensibile che produce una violenta accelerazione del ritmo temporale apparente. Il finale sembra suddividere il flusso sonoro in una serie di eventi sonori isolati e la struttura temporale immediatamente ne risente: il tempo “soggettivo”, portato a dilatare la percezione dei singoli accadimenti sonori, si divarica da quello “oggettivo” che tende invece a far scivolare verso lo “sfondo” la percezione dell’insieme.

Opera giovanile, i Three pieces di John Cage ci riportano, quasi ironicamente, verso una dimensione di contrappunto sghembo, un cubismo musicale non privo, nell’ultimo movimento di un forte afflato lirico.

In Flowte Vincenzo [Giulio] Gualtieri gioca con un testo fortemente simbolico di Samuel Beckett e con l’ambiguo ri-specchiarsi del suono/rumore. Fluxus, flatus, flow, flute “fl” flowte è il soffio umano confuso con quello flautistico evocato dai suoni sintetici all’interno del nastro macchina-nastro, alterità falsa dinanzi alla quale l’uomo ripropone dialogicamente se stesso come, nel rapporto voce-strumento, l’intersecarsi dei tre piani di ascolto – esecutore-parlato-nastro – nella suggestione dei suoni/segni beckettiani. Il mescolarsi dei suoni/rumore dell’uomo e dei suoni prodotti dall’uomo dalla sua natura di uomo e lo stesso intersecarsi cala in un gioco di specchi lo strumentista che vede la propria immagine rifratta sia “sul” piano bidimensionale – specchio/nastro – che “nel” piano monodimensionale della voce e lascia alle sue spalle il prodotto sonoro bloccato in un tempo più o meno incerto nella degradabile scoria della tecnologia ed in un gesto – l’eseguito -  atto che si trasforma innaturalmente e paradossalmente in un evento sempre uguale a se stesso.

Un finale a sorpresa è l’esecuzione di Serenata per un satellite di Maderna (lavoro scritto per ogni sorta di organico) per un gruppo di sei flauti (quattro traversi e due dolci), omaggio lieto e giocoso alle utopie allegre, ai sogni buoni che, per fortuna, a volte si realizzano.

11 dicembre ore 18

MAN RAY MOVIES

in concerto con

ENSEMBLE DISSONANZEN

Tommaso Rossi – flauti

Marco Sannini, – tromba

Marco Cappelli – chitarre, live electronics

Ciro Longobardi – pianoforte

Emmanuel Rudnitsky – in arte Man Ray – (Philadelphia, Pennsylvania, USA, 1890-Parigi, 1976) si afferma a New York come fotografo, per poi trasferirsi a Parigi all’inizio degli anni ’20 dove, integratosi nella comunità di artisti di avanguardia accanto a personalita` del calibro di Picasso, Cocteau ed Eluard,  partecipò alle ricerche artistiche di quella straordinaria stagione creativa che conosciamo con il nome di Movimento Dada.

Il rapporto di Man Ray  con il cinema nasce quasi per gioco, come egli stesso scrive nella sua autobiografia, per dare “movimento alle sue fotografie”. Nel clima di rivolta contro la tradizione delle arti figurative che il Dada esprimeva, Man Ray aveva scoperto attorno al 1921 il “rayograph”, cioe` la fotografia senza macchina fotografica. I “rayogrammi” cosi` ottenuti, al di la` della suggestione e del fascino delle immagini astratte che definiscono, costituiscono un precedente significativo per l’affrancamento della fotografia sia dalla tecnica tradizionale, sia soprattutto dall’ estetica che ne determinava i caratteri formali. L’estensione del “rayograph” al cinema contribuira` ad estendere non soltanto il campo di applicazione di questa nuova tecnica, ma anche i confini di un’esperienza estetica ormai aperta ad ogni sperimentazione formale.

I cortometraggi che vedremo questa sera sono ordinati secondo un doppio criterio cronologico e formale.  Il primo film è anche il primo esperimento cinematografico dell’artista: Le retour à la Raison,  del 1923, denota il suo carattere provocatorio a partire dal titolo; fu realizzato praticamente in una sola notte con materiali cinematografici in parte gia` pronti, e fu presentato durante la famosa serata dadaista del “Coeur à barbe”.

Esso si compone di immagini  rayografiche e fotografiche, sequenze isolate, brandelli di pellicola impressionata, organizzate al di fuori di qualsiasi struttura formale e contenutistica: in questo e` un perfetto oggetto dadaista, e il suo significato culturale era direttamente proporzionale al suo potere d’urto nell’infrangere, con la sua antistruttura, le convenzioni dell’arte e della cultura dell’epoca.

Segue un cortometraggio del 1928, L’Etoile de Mer, che ci trasporta in un ambiente in cui un certo vincolo narrativo tra le immagini  ritrova un senso pur nella dilatazione dei nessi che le collegano. Lo stesso Man Ray ci racconta la genesi del film: “ Una notte dissi al mio amico e poeta Robert Desnos che sarei stato felice di realizzare un film su un suo scritto. Lui era in procinto di partire  per un viaggio di due mesi, cosi` io gli promisi che avrei finito il lavoro entro il suo ritorno se lui mi avesse fornito uno spunto prima di partire. Desnos accetto` e, come promesso, la mattina seguente mi porto` una composizione poetica scritta durante la notte: si trattava di una storia meta` composta da sogno e meta` da realta`, che vedeva protagonista una stella di mare che lui teneva in un barattolo accanto al suo letto.”

Emak Bakia, del 1926, ci riporta nel clima di casualita` e di antistruttura de “Le retour à la Raison”, del quale utilizza  addirittura alcune sequenze. Scrive Man Ray: “Una serie di frammenti, un cinepoema con certe  sequenze ottiche, la costruzione di un intero che rimane un frammento. Cosi` come è possibile apprezzare la bellezza astratta nel frammento di un’opera classico, allo stesso modo questo film tenta di indicare l’essenziale nella cinematografia contemporanea. Non è un film astratto ma  non è una storia bell’e pronta: la sua ragione d’essere sta nelle sequenze di forme di luce in movimento, mentre le parti più realistiche servono da punteggiatura o da interruzione della monotonia dell’invenzione astratta. A chiunque sia capace di assistere ad un film di un’ora in cui il 60%  sia composto da conversazioni inudibili  (si riferisce naturalmente al cinema muto –ndr.) si richiedono venti minuti del suo tempo per seguire delle sequenze di idee più o meno logiche, che non hanno nessuna pretesa di rivoluzionare l’industria cinematografica. A coloro che chiederanno “la ragione di questa stravaganza” si puo` semplicemente rispondere traducendo il titolo “Emak Bakia”, un’antica espressione basca che significa: “non mi  seccate”.

Le  musiche d’accompagnamento alla proiezione sono concepite come improvvisazioni  condotte secondo uno studio sulla “reazione” alle immagini attraverso la tecnica della libera associazione di idee, che riflette, se non in senso storico, in senso più strettamente programmatico uno dei punti cardine dell’ estetica Dada e surrealista.

Tali improvvisazioni partono sempre da un’ ossatura centrale, che percorre l’intera performance, per la quale abbiamo scelto la musica di Erik Satie, in particolare le sue pagine pianistiche, recuperando così il “suono” della sala di proiezione dell’epoca, che prevedeva, nella maggior parte dei casi, la presenza del solo pianoforte. Dato il testo originale pianistico, si procederà alla progressiva “polverizzazione” della materia musicale (incisi melodici, elementi accordali, micro-strutture ritmiche), sviluppando in campo informale e improvvisatorio, ed estendendo a tutti gli strumenti del gruppo (ivi compresa l’elaborazione elettronica), gli elementi provenienti dalle pagine di Satie.

Il gioco si manifesta, quindi, anche come continuo “slittamento” tra sincronia e a-sincronia cronologica con il dettato filmico; rimandi al “profumo” epocale e scarti verso una più spregiudicata chiave di lettura musicale.

L’Ensemble Dissonanzen è un organico cameristico che nasce all’interno delle stagioni concertistiche dell’Associazione Dissonanzen di Napoli con la funzione di divulgare la musica del Novecento storico di maggiore impegno. Dal 2002 l’Ensemble si è andato configurando sempre più come strumento di realizzazione ed esportazione di progetti originali. Il gruppo ha collaborato con importanti solisti ospiti quali Michel Godard, Linda Bsirì, Cristina Zavalloni, Enrico Baiano, il duo Markus Stockhausen/Tara Bouman (con il quale ha pubblicato il cd Musica Porosa edito dall’etichetta Niccolò), Jim Pugliese, Stefano Scodanibbio, Alvin Curran. Marc Ribot, Adam Rudolph. L’Ensemble ha suonato per la Fondazione Premio Napoli (Teatro Mercadante), Amici della Musica di Trapani e di Modena, Musica Insieme di Bologna, Natura Déi Teatri e Festival Traiettorie di Parma (Teatro Farnese), Civita Festival, Festival Musica e Filosofia di Maratea, Festival Time Zones di Bari, Associazione Scarlatti Napoli, Festival Internazionale di Ravello, Ravenna Festival, Centro di Musica Antica “Pietà de’Turchini”, GOG di Genova, Festival di Salisburgo, Festival Est/Ovest di Torino. Frequentemente ospitata da RaiRadio3, nello scorso agosto un suo concerto al Festival di Salisburgo è stato trasmesso integralmente dalla Radio austriaca. Ha recentemente pubblicato per la Mode Records di New York un cd dedicato alla musica da camera di Goffredo Petrassi e Luigi Dallapiccola e un altro dedicato alla musica da camera di Hans Werner Henze.

Note a cura di Tommaso Rossi